12 maggio 2019

Il mondo della storia


Foto di Larisa Koshkina da Pixabay




Il lettore si affeziona ai personaggi, partecipa alle loro peripezie, apprezza lo stile dell’autore. Se però si innamora anche del mondo narrativo, è tutta un’altra cosa.








Qualche giorno fa ho avuto una conversazione interessante con mio figlio sul genere fantastico e sulle motivazioni che legano il lettore a saghe, trilogie e storie monumentali come Harry Potter, Il Signore degli Anelli, le Cronache del ghiaccio e del fuoco, Outlander.

Eravamo entrambi di parte, perché amiamo il fantasy. Sentire parlare di tomi da mille pagine e personaggi che possiamo seguire per anni, invece che farci sbuffare, ci fa sfregare le mani con la contentezza del goloso in pasticceria. Detestiamo cordialmente gli autori che si fanno troppo aspettare. Patrick Rothfuss, per esempio, perché si cincischia con altre storie invece di finire la sua benedetta trilogia? Martin si sarà reso conto che gli scrittori, tra i tanti privilegi, non godono di quello dell’immortalità? Sanderson le vuole finire, queste Cronache della Folgoluce (orrenda traduzione!), oppure sta valutando se darsi all'ippica?

Crucci letterari a parte, mio figlio mi ha fatto riflettere sull’importanza di regalare al lettore non soltanto una bella storia, ma un mondo da amare. Perché ogni tanto mi viene voglia di rileggere Il Signore degli Anelli o La via dei re? Conosco la trama, ogni suspense è sparita; nel primo caso posso recitare brani del testo quasi a memoria. La simpatia per i personaggi è importante, ma non mi fa mai questo effetto. In definitiva la rilettura, anche a scapito della mia lunga lista di libri in attesa, può attirarmi soltanto perché ho voglia di rituffarmi in quel mondo.

Certo il genere fantastico richiede un mondo affascinante e coerente, se non vuole sembrare una favoletta da quattro soldi. Nel momento in cui si stacca dal mondo reale, il lettore perde la possibilità di immaginare. Deve essere l’autore a restituirgliela, trasmettendogli immagini e atmosfere, e le regole su cui si basa quel mondo, che va costruito a monte con pazienza e una buona dose di pignoleria, oltre che con un’immaginazione fertile.

Il ruolo del mondo narrativo, però, è importante anche nella narrativa realistica. Secondo Pietro De Angelis e Davide Pinardi, che hanno basato il loro lavoro sugli studi degli antropologi Carlo Tullio Altan e Joseph Campbell, sette elementi concorrono alla generazione del mondo narrativo di ogni storia.

  • topos: il territorio, lo spazio
  • epos: la memoria storica
  • ethos: i valori condivisi
  • logosi linguaggi
  • genos: l’insieme dei rapporti di status parentela e stirpe
  • telos: le finalità comunitarie
  • chronos: il tempo

Una quantità di dettagli di tutto rispetto da elaborare per un autore. Non vi dico quanto mi piacerebbe cimentarmi in questa impresa! Mai dire mai…

Il mondo della storia, però, è fondamentale anche nella narrativa più ancorata al reale, persino quando rimane ‒ o sembra rimanere ‒ sullo sfondo. Sono sicura che valga la pena di dedicarci tempo ed energie, come autori. Lo dico ponendomelo come obiettivo personale.

In tempi recenti, ho fatto esperienza del ruolo del mondo narrativo, purtroppo in senso negativo, leggendo Elena Ferrante. Avevo esitato molto prima di abbordare L’amica geniale. Non amo gli scrittori italiani e li leggo di rado, ma in questo caso mi era sembrato giusto fare un’eccezione, visto che ovunque si parlava dei romanzi di questa autrice in toni entusiastici (lo hanno definito un cult mondiale!). Considerate le mie remore, sono ricorsa alla biblioteca ‒ un’ottima scelta, perché ho terminato il romanzo a fatica. Bene la storia, bene i personaggi, bene lo stile… ma nel mondo che mi stava descrivendo non avevo voglia di restare, nemmeno per il tempo di una lettura.

Quello che mi è venuto da domandarmi, tornando all’annosa (per me) questione del mio rapporto con la madrepatria, è se nel mio ultimo post, in cui parlavo dei motivi per cui i miei personaggi viaggiano, non avrei dovuto inserire al primo posto questa mia allergia all’Italia. Goran viaggia attraverso l’Europa sulla scia delle sue visioni. Veronica resta in Italia, ma si muove per tutto il romanzo in luoghi che non conosce; non ha quindi l’immersione di chi ci è nato e ci vive in modo stanziale. Di fatto, anche quando scrivo storie ambientate almeno in parte in Italia, finisco quasi sempre con il focalizzarmi su elementi che rendono la storia meno italiana. Potrei anche ambientare i miei romanzi all’estero, ma è una discreta impresa riuscire a essere credibile parlando di luoghi conosciuti solo superficialmente, oppure mai visti, anche documentandosi in modo approfondito. Forse dovrei direttamente… espatriare?

Adesso che vi ho intrattenuti con i miei problemi di marziana catapultata sul pianeta Italia, ecco qualche notizia carina (per me): Nadia Banaudi ha postato tra i consigli di lettura sul suo blog una bellissima recensione di Veronica c’è. Grazie, Nadia!

Elena Ferro, invece, ha dedicato al romanzo, oltre a questo post sul suo blog Volpi che camminano sul ghiaccio, un video che mi è piaciuto moltissimo, non solo per il contenuto lusinghiero, ma anche per la sua originalità e “naturalità”. Grazie, Elena!

Ed ecco una notizia dilettevole: per dare una spinta di avvio a Veronica c’è su Amazon e festeggiare il mio compleanno, con qualche giorno di ritardo,




È un’ottima occasione per scoprire se può piacervi una storia con dei ragazzi per protagonisti (ma non solo). Se vorrete rilasciare una recensione su Amazon dopo la lettura, come sempre ve ne sarò grata.

Quale importanza riveste per voi il mondo narrativo? È al centro della vostra attenzione, oppure rimane soprattutto un accessorio?


BOLLETTINO DEL LETTORE

Per il compleanno mi è arrivato in regalo il Kindle Paperwhite, perciò posso smettere di mendicare libri in formato pdf agli autori che pubblicano su Amazon. Al momento sto leggendo Invisible Acts of Power, di Caroline Myss, e A Breath of Snow and Ashes, sesto libro della saga Outlander di Diana Gabaldon (corrispondente all’undicesimo-dodicesimo libro in italiano).

BOLLETTINO DELL’AUTORE

Periodo un po' impegnato su altri fronti. Nei ritagli di tempo liberi sto riprendendo in mano un mio  testo, già pubblicato in passato, per decidere del suo futuro. Intanto aspetto con una certa curiosità di scoprire se e come un nuovo progetto potrà prendere il via.





23 aprile 2019

Perché i personaggi viaggiano?



Foto di TheAndrasBarta da Pixabay




Nelle mie storie il viaggio

è quasi una costante.

Oggi vi spiego perché.









Sul lungo periodo, scrivere diventa anche una scoperta dei temi che più ci stanno a cuore e del loro evolvere nel tempo. Alcuni elementi ricorrenti ‒ in questo post li definivo “tormentoni” ‒ fanno al massimo sorridere. Anche quando hanno un significato, la loro portata è limitata. Quando parlo di viaggio, invece, ho in mente un elemento che per me è spesso tema, trama e struttura della storia, tutto insieme. In Cercando Goran e Veronica c’è il viaggio è centrale, come in molti miei racconti. È stato naturale domandarmi perché.

Quando qualche elemento della nostra vita va in pezzi e ci mette in crisi, le nostre reazioni possono essere diverse. Possiamo crollare, e sentirci annientati. La fase iniziale è proprio questa. Possiamo sforzarci di resistere, aggrappandoci con tutte le nostre forze a quello che ci resta, nella speranza ‒ o nell’illusione ‒ di riprendere la vita di prima, solo con qualche tassello vuoto, qualche angolo più oscuro. Questa è spesso la seconda fase della nostra elaborazione. Ma possiamo anche ‒ non è detto che lo facciamo ‒ accettare il terremoto che ci ha colpiti. Intendo accettarlo davvero, fargli spazio dentro di noi, anche se ci fa soffrire. La nostra vita non sarà più la stessa. E allora?

9 aprile 2019

L’ultimo giro di revisione e… Veronica c’è!








Cosa si incontra nell’ultimissima fase della revisione?
Vi racconto la mia esperienza, e vi annuncio anche che
Veronica c’è… c’è! È nata!












Dopo ben due falsi allarmi, eccomi qui. Riuscite a immaginare come posso essermi sentita quando Luana, commentando questo stesso post ‒ nella sua prima apparizione ‒ mi ha fatto notare che, nel titolo del romanzo, la parola “c’è” era scritta con l’accento acuto? Acuto!

È stato un bel momento, davvero. Il tripudio dell’ansia, e una fretta di correggere che mi ha indotta a farlo a step successivi, in base alle tempistiche di Amazon. Eppure “catastrofi” di questo tipo possono capitare, soprattutto se, come me, si ha la tendenza a creare degli automatismi per mandare il cervello (e lo spirito d’osservazione, purtroppo) in vacanza. Già, perché ho scoperto l’arcano: poco tempo fa ho cambiato PC e tastiera, e su quest’ultima ho riprogrammato i tasti di scelta rapida… sbagliando il carattere “È”. Risultato: ho sparso l’errore qua e là, senza accorgermene, per settimane. Bel colpo, e ottimi occhi! In pratica stavo mandando Veronica al ballo delle debuttanti con i bigodini ancora in testa... 

8 aprile 2019

Blogger ha la digestione difficile?





Ero convinta di no, eppure ha appena inviato via mail a tutti gli iscritti - me inclusa - un post datato 11 febbraio 2018, “In viaggio verso il Nord: siete tutti invitati!”. Questo senza che io lo abbia azionato in alcun modo. Forse gli era rimasto qualcosa da dire, un po’ come il mio cellulare, che su Whatsapp ogni tanto aggiunge parole o faccine di sua iniziativa. Scusate per l'involontario revival! Spero che non si verifichi più.

15 marzo 2019

Gli elementi naturali nella scrittura: l’acqua


Dimitris Vetsikas

Bisogna essere come l'acqua.
Niente ostacoli – essa scorre.
Trova una diga, allora si ferma.
La diga si spezza, scorre di nuovo.
In un recipiente quadrato, è quadrata.
In uno tondo, è rotonda.
Ecco perché è più indispensabile di ogni altra cosa.
Niente esiste al mondo più adattabile dell'acqua.
E tuttavia quando cade sul suolo, persistendo,
niente può essere più forte di lei.

(dal Tao Te Ching di Lao Tzu)